Campionato Italiano Gran Turismo
Merendino ci “spiega” Pergusa
Photo Credit: Luca Masaracchio

Merendino ci “spiega” Pergusa

di Emanuele Fasano

Tecnica e cuore. Una pista dal doppio volto quella che ospiterà tra poco più di una settimana il primo appuntamento della stagione del Campionato Italiano Gran Turismo Endurance. Per molti si tratterà di un battesimo vero e proprio. Specialmente per i più giovani, che sui 4950 metri del veloce tracciato siciliano non ci hanno mai messo prima un solo piede.

Abbiamo chiesto ad un pilota siciliano doc, che a Pergusa vi ha corso anche con le GT, di spiegarci questo circuito inaugurato nel 1958, che soltanto qualche anno fa si è rifatto il trucco (quasi tutto nuovo dall’asfalto ai cordoli, ai box e persino al paddock). Uno dei successi che Michele Merendino ricorda con più piacere è proprio quello ottenuto a Pergusa nella 24 Ore di Sicilia del 2001, con la BMW del team austriaco Düller Motorsport, in equipaggio con il fratello Francesco ed il belga Vincent Vosse, mettendo dietro l’Alfa Romeo 147 ufficiale di Fabrizio Giovanardi, Nicola Larini, Giorgio Francia e un giovanissimo Felipe Massa.

 

IL PRIMO TRATTO È QUELLO PIÙ GUIDATO

Uscendo dai box il primo tratto è quello più guidato. Si stacca per la variante Vivaio all’altezza del ponte, prendendo come riferimento il cancello dei box. Si tratta di una esse che solo all’apparenza è chiusa, mentre nella realtà è molto ampia e quindi l’importante è portare dentro tanta velocità. Da lì si arriva ad una piega che tende ad ingannare l’occhio, essendo meno decisa di ciò che può sembrare. Si giunge quindi alla variante Piscina, dove la differenza la fa la velocità di uscita perché precede un grandissimo allungo che porta fino alla chicane Proserpina.

TAGLIARE I CORDOLI RESTANDO NEI LIMITI

La Prosepina in questi anni è cambiata ed attualmente è caratterizzata da una prima parte molto lenta. In questo punto il più veloce è chi ha la capacità di tagliare meglio saltando sui cordoli, restando entro i limiti regolamentari. Stesso discorso in uscita, dove è fondamentale non perdere velocità per il successivo allungo che conduce fino alla variante Schumacher.

VARIANTE SCHUMACHER DA PELO

Credo che la definizione più corretta per la variante Schumacher sia quella di una curva da pelo. Qui la percorrenza dentro la esse è velocissima e bisogna avere ancora una volta l’abilità di saltare sui cordoli uscendo a sinistra più prossimi possibile al muro del curvone. Di sicuro si tratta di un altro punto dove si può veramente fare la differenza. Nel rettilineo successivo si raggiunge la massima velocità arrivando al limitatore. Si giunge così alla chicane Zagaria. Anche qui la cosa importante è tagliare molto in fase di uscita il cordolo di sinistra, in modo da avere la propria destra più ampia possibile e non usare tanto volante e sterzo generando molta velocità in uscita. In sostanza la prima parte della pista è molto tecnica e vincono le linee. La seconda esalta il cuore ed il coraggio di aggredire i cordoli.

IL RICORDO: QUANDO MASSA INCUTEVA “TERRORE”

Il ricordo della mia vittoria alla 24 Ore di Sicilia è uno dei più belli che conservo. Quella volta battemmo l’Alfa Romeo 147 Superproduzione ufficiale gestita dalla Nordauto. Mentre loro ebbero diversi problemi meccanici, la nostra BMW fu un orologio. Ricordo che i miei stint li facevo simultaneamente a quelli di Massa. Io con la M3 gruppo N ero più veloce sul dritto, dove mi avvantaggiavo. Lui dentro le chicane era semplicemente terrorizzante… Lo vedevo negli specchietti su due ruote, tutti i giri. Staccava così tardi e tagliava tanto i cordoli che alla Proserpina un paio di volte tra l’ingresso e l’uscita mi superò, anche se io nel tratto successivo riuscii poi a riprenderlo di potenza.

 

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