Euroformula Open
Intervista a Tatiana Calderon

Intervista a Tatiana Calderon

    Dopo una stagione nell’European F.3 Open, quest’anno hai debuttato nella serie FIA. Quali sono state le maggiori difficoltà in un campionato con un livello altissimo di piloti e team?

    Quest’anno il livello della categoria è stato molto alto. Sono persino arrivata a gareggiare con Daniil Kvyat, che ora è in F.1. Ho sempre desiderato essere la migliore e per questo devi confrontarti con i migliori… per sapere cosa ti manca. Mi aspettavo che sarebbe stato difficile. Tutti i piloti, le squadre, gli ingegneri sono molto preparati e così non ci sono margini di errore. In più stato tutto ancor più problematico, perché non conoscevo la maggior parte dei circuiti che non erano nuovi solo per me, ma anche per il mio team, che faceva il proprio ingresso nella categoria, così come il mio compagno di squadra. È stato un anno molto duro. Senza dubbio ho imparato moltissimo e oggi sono un pilota più completo di quanto non lo fossi 12 mesi fa; ci sono molte cose da migliorare ancora, ma mi sento sulla buona strada.

    La tua partecipazione nella F.3 britannica con la Double R Racing è stata sicuramente positiva, grazie al settimo posto finale. Quanto è servita l’esperienza fatta in Inghilterra?

    È stata molto positiva. Ho imparato tantissimo e mi è servita per rendere ancora meglio nel mio impegno nel FIA F.3, dal momento che la vettura era la stessa, anche se con pneumatici diversi. Sono migliorata molto durante l’anno e nell’ultima gara, al Nürburgring, ho ottenuto il mio primo podio. Alla fine non posso che essere soddisfatta. Si è trattato di un’esperienza indimenticabile ed è stato indubbiamente un privilegio aver preso parte ad una categoria così prestigiosa come la F.3 britannica, dalla quale sono passati molti degli attuali piloti di F.1. In più, essere la prima donna a ottenere un podio in questa categoria credo sia stato anche importante; mi piace poter dimostrare che noi donne possiamo essere veloci come gli uomini.

    Nel 2012, nella F.3 Open con il team Race, hai concluso nona ottenendo anche un miglior quarto posto in Ungheria. Quest’anno Vicky Piria (10) e Valeria Carballo (12) non sono riuscite a fare meglio. Sempre nel 2013, nelle prime gare della stagione, nella FIA F.3 European Series hai vissuto il confronto con Michela Cerruti. Chi di queste tre rivali ti ha maggiormente impressionato?

    Mi sono resa conto che nelle corse è molto difficile giudicare dai risultati senza sapere cosa è successo durante il fine settimana. Dovresti essere presente per dare un’opinione valida. Credo di potere esprimere un parere solo su Michela, con la quale mi sono potuta misurare quest’anno. Ritengo che sia stata una stagione dura per entrambe; anche lei era con un team nuovo e senza un compagno di squadra è difficile crescere. Ha ottenuto risultati molto buoni nel GT, per questo sono sicura che abbia imparato molto ed in futuro non potrà che fare meglio.

    Lo scorso anno hai disputato quattro gare nella F.Renault 2.0 ALPS e tutto il campionato della F.3 Open, dopo due stagioni nello Star Mazda Championship. Quali sono i motivi che ti hanno portato a scegliere l’Europa e qual è l’ambiente che vi hai trovato?

    Sì, abbiamo fatto il salto dalla Star Mazda all’Europa l’anno scorso. Dopo avere militato per due anni là, mi sono resa conto che gli ovali non mi piacevano. Mi esprimevo meglio nei circuiti e non ci sono piste migliori, secondo me, di quelle europee. Il mio sogno è sempre stato quello di arrivare alla F.1 e credo che per ottenere ciò bisogna correre in Europa. Bisogna conoscere le piste, le squadre e oggi credo sia veramente il posto dove è presente un livello più competitivo, praticamente perfetto per imparare.

    Tra tutti i circuiti su cui hai corso, qual è il tuo preferito e perché?

    Spa-Francorchamps è il mio circuito preferito perché ci sono curve di ogni tipo, veloci, medie e lente: è come una montagna russa, semplicemente unica! Inoltre ha un paesaggio incredibile e un clima imprevedibile; non sai mai cosa può succedere a Spa.

    Nella storia della F.1 ci sono tre piloti colombiani. Due di questi, Roberto Guerrero negli anni ’80 e più recentemente Juan-Pablo Montoya, hanno avuto successo. Come viene vissuto l’automobilismo nel tuo paese. Quanto ti sostiene la tua nazione?

    Io vengo dall’epoca di Juan Pablo Montoya e di fatto fu grazie a lui che iniziai a sognare la F.1. Lui ha svegliato moltissimo interesse per lo sport motoristico in Colombia. Il kartodromo dove correva porta il suo nome. Purtroppo in Colombia abbiamo solo un circuito, nella capitale Bogotà, lungo appena 2,5 km, per cui i piloti che vogliono fare il salto alle monoposto sono costretti ad andare in Europa o negli Stati Uniti per imparare. In più, siccome l’automobilismo è uno sport molto costoso, non disponiamo di tanti appoggi. L’interesse si concentra per di più su sport come il calcio, perciò anche gli sponsor vanno tutti là. Magari cominciasse a cambiare la situazione per noi piloti colombiani che abbiamo dimostrato di avere talento…

    Ma la passione di Tatiana Calderon per le corse da dove nasce?

    Un giorno andai con mia sorella su una pista di kart da noleggio e da quel momento rimasi affascinata. Avevo provato di tutto: calcio, tennis, golf. Però lasciai tutto per il kart, in cui ho trovato la mia vera passione. Da quando avevo nove anni pratico questo sport e la mia passione e il mio desiderio di essere la migliore si fanno più grandi ogni giorno.

    Archiviata la stagione 2013, quali sono i tuoi obiettivi per il prossimo anno? Qualche anticipazione…

    Per adesso i piani sono di ripresentarmi al via della stessa categoria e continuare ad imparare.

    Share Button