Formula 1
Minardi ad Automotoracing: l’intervista
Photo Credit: Minardi staff

Minardi ad Automotoracing: l’intervista

Minardi protagonista a Torino dal 31 gennaio al 3 febbraio 2019 in occasione della trentasettesima edizione di Automotoretrò e della decima di Automotoracing, le due rassegne in contemporanea che inaugurano in un certo senso l’anno fieristico rombante del Lingotto vissuto all’insegna di automobili e motociclette d’epoca ma anche di vetture da corsa e spettacolo di scena nella pista esterna del padiglione Oval.

Tra le presenze di spicco del Salone del motorismo storico nella giornata del vernissage va segnalata quella di Gian Carlo Minardi, patron del team Minardi in Formula 1 dal 1985 al 2005, oggi presidente della Commissione Velocità ACI Sport, che ha sempre mantenuto un occhio di riguardo nei confronti delle nuove generazioni di piloti impazienti di affacciarsi sul palcoscenico del motorsport  nazionale ed internazionale.

Abbiamo chiesto a patron Gian Carlo, presente ad Automotoracing con una Minardi M192 affidata nel Mondiale 1992 di Formula 1 alle cure dei piloti Christian Fittipaldi, Alessandro Zanardi e Gianni Morbidelli e con una Fittipaldi F8 guidata nel 1980 da Keke Rosberg e dallo stesso Emerson, un parere in merito all’impatto di una kermesse sempre più incisiva nel panorama motoristico unitamente a qualche anticipazione sul prossimo Historic Minardi Day atteso da tanti appassionati all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola e sulle connessioni tra questo evento, pronto a celebrare la quarta edizione, e il Salone dell’Auto di Torino “Parco Valentino”. Ciliegina sulla torta un’agile digressione su Fernando Alonso, ex portacolori della Minardi in Formula 1, vincitore dell’ultima 24 Ore di Daytona.

Gian Carlo, per il brand Minardi è stata la prima volta ad Automotoracing? Quali fattori l’hanno spinta ad essere presente con uno stand all’Oval di Lingotto Fiere?

«Sì, esatto, questo è stato il mio esordio in una manifestazione che sta crescendo di anno in anno sotto l’egida dei Gianoglio padre e figlio e a tal proposito mi sento di dover ringraziare gli organizzatori di Automotoretrò e Automotoracing. Sono onorato di aver fatto parte di un evento che  sa come valorizzare le automobili storiche, pertanto la scelta di essere presente qui con un paio di monoposto di Formula 1 è venuta di conseguenza».

Due, appunto, le vetture di Formula 1 in esposizione, la Minardi M192 del 1992 e la Fittipaldi F8 del 1980. La M192 l’ha guidata personalmente nei giorni dell’Historic Minardi Day di Imola nel 2017 e adesso questa monoposto è giunta fino al quartiere fieristico del Lingotto: c’è qualcosa di speciale che la lega alla Minardi progettata da Aldo Costa e Rene Hilhorst? 

«La M192 è una delle tre vetture di Formula 1 nate per il Mondiale 1992, anche se quella esposta ad Automotoracing appartiene ad un cliente sudafricano e non è la stessa che ho pilotato all’Historic Minardi Day. La Minardi e la Fittipaldi portate a Torino sono state restaurate da Massimo Pollini. Per quanto concerne la monoposto da me condotta a Imola nel 2017 si tratta di una vettura di proprietà di un collezionista olandese, Frits van Eerd, che conserva nel suo garage una quindicina di Minardi. Quella M192, per la cronaca, l’ha acquistata appositamente per farmela guidare perché una volta, scherzando, gli ho detto che nella mia vita non mi ero mai calato nell’abitacolo di una Formula 1. È così che Frits ha deciso di ovviare a questa mancanza mettendomi una vettura a disposizione!».

Cosa ci fa una Fittipaldi nello stand Minardi? Sarà anche al prossimo Historic Minardi Day di Imola?

«Sia la M192 che la F8 saranno entrambe al centro dello show nell’Historic Minardi Day in programma sul circuito del Santerno nel fine settimana del 27-28 aprile 2019. L’intenzione del mio amico van Eerd è quella di portare diverse Minardi a Imola e c’è da sottolineare che l’evento farà da apripista al venticinquennale della scomparsa del tre volte campione del mondo brasiliano Ayrton Senna. Il prossimo 1° maggio, dunque, si terrà una sorta di Ayrton Day e in tale circostanza a Imola gireranno alcune monoposto pilotate dall’asso paulista nel corso della sua inimitabile carriera».

In merito ad Automotoretrò e Automotoracing, quali sono a suo parere i punti di forza di una kermesse bifronte che unisce due anime diverse, ovverosia le automobili d’epoca e il comparto racing?

«La componente storica di Automotoretrò riveste un ruolo molto importante perché anche in ambito automobilistico il passato, il presente e il futuro devono amalgamarsi per unire i vari tasselli e costruire appunto una storia. Una fiera del calibro di Automotoretrò contribuisce a salvaguardare il patrimonio di vetture d’epoca che in Italia sono tantissime e nel tempo hanno ingolosito anche collezionisti stranieri. Automotoracing va invece ad interessarsi del lembo spiccatamente sportivo della manifestazione complice la pista esterna allestita a due passi dall’Oval. È il connubio ideale tra connotati storici e spettacolarità».

Qual è secondo lei il ruolo giocato dai collezionisti presenti ad Automotoretrò?

«Senza i collezionisti di vetture d’epoca una buona fetta di appassionati non avrebbero nemmeno l’opportunità di ammirare dal vivo una certa tipologia di automobili che difficilmente si vedono sulle strade di tutti i giorni. È bello, per un collezionista, gioire insieme agli appassionati di queste vetture perché da un lato abbiamo chi ha saputo tutelare un bene speciale e dall’altro chi può beneficiarne da fruitore. Si potrebbe dire che è un po’ come avere a disposizione un’opera d’arte e decidere di esporla all’interno di una prestigiosa galleria».

Può anticiparmi qualcosa sull’edizione 2019 dell’Historic Minardi Day in programma a Imola il 27-28 aprile?

«Innanzitutto mi auguro che, a parte i piloti storici della Minardi in Formula 1, a rispondere entusiasticamente all’appello siano anche altri amici di quella che è divenuta una vera e propria festa del motorsport. Quando hai a che fare con i piloti devi mettere in conto i loro molteplici impegni anche se magari si tratta di atleti che hanno già appeso il casco al fatidico chiodo, pertanto fare dei nomi adesso potrebbe creare false aspettative nell’appassionato. Posso però affermare che nelle precedenti edizioni la presenza è stata massiccia dal momento che abbiamo avuto personaggi del blasone di Pierluigi Martini, Jarno Trulli, Luca Badoer, Giancarlo Fisichella e tanti altri dall’estero come ad esempio Adrián Campos, Luis PérezSala e Tarso Marques, capaci di portare a Imola altri grandi piloti quali Riccardo Patrese e Gabriele Tarquini. La popolarità dell’Historic Minardi Day è andata sempre in crescendo negli anni e l’obiettivo consiste nel proseguire su questa strada. I fans della Formula 1 hanno apprezzato un’idea mossa dalla passione per le corse e spero che il nostro lavoro venga ripagato da tante presenze a Imola nel mese di aprile».

In cosa consiste più in dettaglio la nuova partnership siglata dall’Historic Minardi Day con il Salone dell’Auto di Torino “Parco Valentino” in agenda a giugno nel capoluogo sabaudo?

«Andrea Levy, il presidente del comitato organizzatore del Salone dell’Auto di Torino, sarà tra gli ospiti del Minardi Day di Imola ed io conto di venire a “Parco Valentino” portando qualche monoposto di Formula 1. Nell’edizione 2018, peraltro, ho partecipato alla Supercar Night Parade, la stupenda sfilata di automobili sportive che si è svolta nelle vie del centro di Torino, e quest’anno l’obiettivo è quello di organizzare una bella esibizione di vetture della massima formula pur tenendo a mente che l’asfalto della città andrà approcciato con la dovuta cautela da vetture concepite per sfrecciare in pista».

Qual è il suo parere su Fernando Alonso, ex pilota Minardi in Formula 1 nel 2001, subito vincitore in una 24 Ore di Daytona flagellata dalla pioggia?

«Non ci sono dubbi, Fernando è un fenomeno del volante e in Formula 1 ha sicuramente conquistato meno titoli di quanti ne avrebbe meritati. Quando la lotta si fa dura, vedi la recente edizione della maratona della Florida disputata in condizioni meteo particolarmente difficili, ecco che le capacità fuori dal comune di un campione del suo rango vengono fuori a discapito della concorrenza. Adesso gli manca l’impresa alla 500 Miglia di Indianapolis, gara che affronterà a maggio per la seconda volta in carriera, puntando a sorprenderci ancora nel programma Usa approntato dalla McLaren. Due anni fa, alla prima apparizione sul temibile catino dell’Indiana, Alonso è stato in lizza per il successo fino a una trentina di giri dalla bandiera a scacchi e soltanto la sfortuna, che spesso si è accanita contro di lui, l’ha privato di un possibile successo all’esordio. Dopo i due mondiali in Formula 1 e le vittorie di Le Mans e Daytona quella di Indy sarebbe l’ennesima pietra miliare per Fernando».

Oggi non c’è più spazio per un team Minardi in Formula 1?

«A raccogliere l’eredità della Minardi ci ha pensato la Toro Rosso, che ha mantenuto la sede a Faenza e si avvale tuttora di personale cresciuto alle dipendenze della scuderia romagnola. Il nome Minardi ha calcato le piste della Formula 1 dal 1985 al 2005, ma oggi sarebbe molto complicato ricostruire da zero un team sulla falsariga di quello che rappresentava la nostra organizzazione. Ritengo piuttosto essenziale che i cosiddetti top team presenti oggi in Formula 1 si occupino di coltivare le ambizioni dei giovani, partendo dai piloti e passando da meccanici, ingegneri e disegnatori, perché ormai il link tra le grandi Case e le squadre più piccole deve puntare a rafforzarsi mediante i cosiddetti programmi junior dedicati alle nuove leve dell’automobilismo».

Ermanno Frassoni

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