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FROM ZERO TO HERO: buon viaggio Dr Marchionne

FROM ZERO TO HERO: buon viaggio Dr Marchionne

Un illuminato. Un ‘bastardo’ . Sicuramente un innovatore, una luce nel suo campo. Riuscito nel capolavoro di prendere un malato terminale, quale era il Gruppo FIAT nel 2003, e trasformarlo in uno dei più importanti player mondiali: la FCA.

Giocando d’azzardo e mettendo all’angolo un gigante come GM, comprando senza soldi Chrysler e ripagando il debito con sei anni di anticipo al governo americano. E, nel frattempo, ha quotato Ferrari in borsa.

Un miracolo che ci sarebbe piaciuto rivivere anche in questi giorni, ma, utilizzando le parole del neo presidente Ferrari Elkann, la vita è talvolta “ingiusta”.

Sergio Marchionne, soprattutto in Italia, è stato tutto e il contrario di tutto. Amato, stimato, criticato e odiato, con tanto di esecuzioni pubbliche in piazza del sindacalista di turno.

Vero, ha chiuso tutti i programmi sportivi – Alfa, Dodge, Abarth -, ucciso Lancia e con buona pace anche Chrysler, ha spostato il cuore e la testa del Gruppo tra l’Inghilterra e l’Olanda. Ha però rilanciato un intero comparto in Italia e, sacrificando Termini Imerese, ha salvato e rilanciato tante altre realtà pronte a chiudere, con una lungimiranza che forse è mancata a tanti altri attori.

Sembra una banalità, ma sotto l’era Marchionne in Italia sono spariti i bonus a pioggia per vendere automobili – mercato drogato lo chiamava – e si è tornati a vendere auto e a guadagnare quote di mercato con la qualità dei modelli. Perché anche in Italia si possono costruire auto buone e solide e non solo belle.

Ha creato i presupposti per un rilancio Alfa Romeo fatto di tecnica, idee e trazione posteriore, ha riportato in vita Abarth, ha dato una forma e una posizione a Maserati senza svenderne il marchio e il prestigio. Ha reso internazionale Jeep,  togliendole l’etichetta di rozzo bigfoot americano e facendola diventare perfino modaiola senza rinnegare le sue origini off road.

Ha preso scelte a volte discutibili, rinnegate e respinte più dal cuore che dalla testa, perché alla fine i risultati, e i conti, davano ragione a lui.

Ovvio, non è stato tutto solo merito suo, ma come ai Grandi Capi gli va riconosciuto il merito di aver saputo scegliere e posizionare le persone giuste al momento giusto. Ha avuto tanto pelo sullo stomaco da entrare in conflitto con un “intoccabile” come Montezemolo e l’astro nascente Luca De Meo, finito poi in VW dove, per sua stessa ammissione, ha portato tanto del modo di lavorare di FCA.

È stato al comando fino all’ultimo secondo senza lasciar trasparire nulla all’esterno.

È passato in mezzo a mille persone, problemi, momenti, decisioni ma ha sempre dimostrato un acume, una intelligenza, una capacità decisionale, una lungimiranza e carattere che, beh, d’accordo o no con la sua linea, può solo essere fonte di ispirazione o invidia.

Ci sarebbe piaciuto avere avuto l’opportunità di incontrarlo per fare tante domande da “giornalisti rompiballe” per approfondire alcuni temi, ma la vita, a volte, fa scelte diverse senza dare possibilità di replica.

Grazie mille per tutto Dr Marchionne, buon viaggio.

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