Formula 1
Corsi e ricorsi per la Ferrari
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Corsi e ricorsi per la Ferrari

Così è la vita. Dopo i risultati delle prove di qualificazione del GP di Gran Bretagna a Silverstone, su tutti i giornali, cartacei o digitali che fossero, si è scatenata la corsa al titolo a effetto: «Disastro Ferrari», «Mai così in basso», e via di catastrofe in catastrofe.

In effetti, vedere entrambe le rosse fuori già dopo la Q1 è stato abbastanza clamoroso, ma a parziale consolazione, o meglio a spiegare che si fosse trattato solo di un errore di strategia, c’è stato anche il doppio default delle due Williams di Felipe Massa e Valtteri Bottas, anch’esse fuori entrambe dalla Q1, senza contare che per tutte le libere Fernando Alonso era stato costantemente alle spalle delle irraggiungibili Mercedes di Nico Rosberg e Lewis Hamilton.

Il catastrofismo espresso dalla stampa italiana dopo lo sconfortante esito delle qualifiche, ha però riportato alla mente di molti quello che è stato con ogni probabilità il vero punto più basso mai toccato dalla Ferrari nella sua storia. E per una fatalità del caso, avvenne sempre in Inghilterra, ancora a Silverstone, nel week-end del British Gran Prix del 1973.

Sono passati 41 anni da allora: la Ferrari, in piena crisi tecnica e con due gruppi distinti (e rivali) di tecnici al lavoro sulla 312 B3, annaspava in posizioni non consone alla sua storia e alla sua gloria. A Silverstone era stata inviata una sola monoposto (oltre ad un muletto) e il suo pilota, Jacky Ickx, non aveva saputo fare di meglio che ottenere la diciannovesima posizione in griglia (uh, guarda il caso!, la stessa di Alonso, anche se poi lo spagnolo è partito dalla casella numero 16 per le penalizzazioni inflitte ad altri piloti). In qualità di supervisore e direttore sportivo facente funzioni, c’era a Silverstone quel giorno un giovanissimo Luca Cordero di Montezemolo che, sconsolato, al termine delle prove telefonò a Maranello per il consueto briefing con Enzo Ferrari.

Il commendatore, dopo avere ascoltato la relazione del suo giovane consigliere, ordinò di rimettere le macchine sulla bisarca e di rientrare immediatamente in Italia, per evitare alla sua Scuderia ulteriori brutte figure. Montezemolo invece tenne duro e convinse Ferrari a lasciare che Ickx disputasse la sua gara. Il belga finì ottavo, al termine dell’ennesima gara incolore e la storia narra che dopo quella prestazione non proprio brillante per demerito principalmente della sua macchina, avrebbe disputato solo un’altra gara – l’ultima della sua carriera al volante di una Ferrari – , il GP d’Italia a Monza.

E anche la decisione di Ferrari di ritirare le sue vetture venne solo procrastinata di poche settimane: ai successivi GP di Olanda e Germania la Scuderia di Maranello non si presentò, tentando di rielaborare la fallimentare 312 B3 con un nuovo gruppo di tecnici al capezzale della grande malata. La Ferrari si rivide, col solo Arturo Merzario a Zeltweg, per il GP di Austria: la 312 B3 rivista e corretta da Mauro Forghieri ottenne il sesto tempo in griglia e il settimo in gara. Un brodino.

Ma torniamo al GP di Gran Bretagna del 1973 che molti ricordano per il colossale incidente causato da una uscita di strada della McLaren di Jody Scheckter, che mise fuori causa ben undici monoposto. La dinamica dell’impatto di Schecketer, basta riguardare le immagini che si trovano facilmente su Youtube, ricorda davvero tanto quella dell’incidente di Kimi Raikkonen: lieve fuori pista, la vettura che rientra sull’asfalto, scodinzola nervosa e parte, incontrollata e incontrollabile, per la tangente fino a schiantarsi contro il guard rail, coinvolgendo gli altri piloti che lo seguivano.

Corsi e ricorsi, eventi che si ripetono uguali ma alla fine sempre diversi: la F14 T assomiglia un (bel) po’ alla 312 B3 prima versione. Per i ferraristi c’è solo da sperare che l’evoluzione della vettura di quest’anno abbia lo stesso sviluppo di quella della B3: in quel caso fu la base di una progenie di Ferrari fortissime e vincenti.

Giuseppe Valerio

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