Formula 1
Bon anniversaire Gilles!

Bon anniversaire Gilles!

Certo, con questa pandemia, mi spiace non potere rivedere i tanti amici di vecchia data. Mi manca René, parlare con lui, dei nostri duelli in pista. Ma in Francia non se la passano tanto bene. Qui nel Quebec fa proprio freddo. Oggi siamo a meno cinque gradi. Penso proprio che ne approfitterò per rimettere in moto la mia motoslitta e fare qualche giro nei dintorni. Poi davanti al camino a suonare la tromba. Sai… sono da sempre le mie passioni“.

Capelli bianchi. Lisci e bianchi come la neve, che riflettono il sole. Oggi Gilles compie 71 anni, ma in pochi lo sanno. Molti pensano che a 70 ci debba ancora arrivare. Del resto anche cercando sul web il dubbio rimane irrisolto.

Gilles sorride. “Questa storia di quando dissi al Commendatore che ero nato nel ’52, giusto per togliermi un paio d’anni e allungare la mia carriera di pilota, è sfuggita dalle mani a tutti. Me compreso. Dai ragazzi, festeggiatemi! I settanta li ho passati l’anno scorso“.

Però che rischi che ha preso Gilles! “Sai a Imola che botto alla staccata della Tosa, nell’80. Ricordo che qualcuno all’epoca scrisse sui giornali: Gilles ha avuto paura. Si, in effetti un po’ di paura quella volta l’ho avuta“.

Non certamente tanta come a Zolder, due anni dopo, aggiungiamo noi. O forse no… Il tempo per realizzare ciò che stava succedendo non c’è stato. L’alettone della March di Jochen Mass. Poi quel volo terribile, sopra i pini della foresta belga. Il seggiolino che viene praticamente eiettato fuori dalla vettura per il forte impatto, assieme al corpo di Gilles. Alla clinica universitaria di Lovanio fecero un vero miracolo. Ma senza l’intervento immediato di Sid Watkins, il medico che sarebbe poi diventato grande amico e confidente di Ayrton Senna, forse non saremmo neppure qui a parlare con lui.

Peccato. Il 1982 era l’anno di Villeneuve. Non ci sono storie. Gilles si sarebbe laureato campione. Nonostante la concorrenza di Didier Pironi, che lo aveva “tradito” nel Gran Premio di San Marino sottraendogli una vittoria che il canadese sentiva sua di diritto. Meno male che poi le cose con il francese si sono sistemate una volta per tutte. La 126 C2 era una monoposto imbattibile, in grado di consegnare alla casa di Maranello il Mondiale Costruttori nonostante le tante vicissitudini: l’incidente di Didì nelle prove a Hockenheim, il problema alla spalla che fermò Patrick Tambay a fine stagione e così via dicendo.

Oggi non potrei più guidare una Formula 1. Non perché sono vecchio (sorride ancora, sapendo bene di essere rimasto dentro l’eterno bambino di sempre), ma per le tante regole che limitano lo spettacolo. Non mi divertirei più. Pensate che a Digione io ed Arnoux avremmo potuto fare oggi quello che abbiamo fatto nel ’79? A Zandvoort con tre ruote ai box ci sono tornato. Diventai un vero idolo delle folle per questo. Nacque – come dicevate voi – la Febbre Villeneuve. Fosse successo 40 anni dopo mi avrebbero forse strappato la licenza. Per la carambola di Silverstone dell’81 mi avrebbero fermato per un paio di Gran Premi. Ah ah ah… Però attenzione. Per i piloti di ieri, come quelli di oggi, ho sempre il massimo rispetto. Ci mancherebbe. È solo una questione di testa e di generazioni che cambiano, a volte meglio e a volte no“.

E la Ferrari, in questo 2021, cosa farà? “Dai che Leclerc è forte, giovane, simpatico. Uno che non si risparmia. Sainz è cresciuto bene. Magari avessero un Forghieri ai box o un tecnico come Harvey Postlehwaite (sorride ancora)”.

Buon compleanno Gilles! A noi piace sognare…

 

 

 

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