Carrera Cup Italia
Alberto Cerqui torna sul podio

Alberto Cerqui torna sul podio

di Emanuele Fasano

Alberto Cerqui, classe 1992, è tornato sul gradino più alto del podio nella Porsche Carrera Cup Italia, che al Mugello lo scorso weekend ha visto andare di scena il quinto appuntamento stagionale.

Il pilota bresciano, che quest’anno gareggia nella serie tricolore con una 911 GT3 Cup schierata dal team AB Racing, è andato a prendersi una bella vittoria nella prima gara toscana sul bagnato, che si aggiunge a quella di luglio ottenuta sempre sullo stesso tracciato. Un risultato importante per Cerqui, che adesso vede nel suo carniere 80 punti e la quarta posizione nella classifica assoluta del campionato Porsche, che attualmente vede in testa Simone Iaquinta che vanta 128 lunghezze.

Ad Alberto abbiamo chiesto di raccontarci come sta vivendo questa stagione.

Sabato con pista bagnata hai dimostrato di avere una marcia in più rispetto agli altri, qual è stato il tuo segreto?

Con la Porsche in condizioni di bagnato o viscido mi trovo perfettamente a mio agio. A partire dal 2018 nella Mobil 1 Supercup, in cui il livello è molto alto e la vettura non ha neanche l’ABS, ho imparato a gestire la vettura un po’ in tutte le condizioni, che mi ha aiutato molto anche nella Carrera Cup Italia, dove invece è presente l’ABS. Sabato scorso ho sentito subito un ottimo feeling con la macchina. Abbiamo indovinato l’assetto, pressioni delle gomme e ho sentito che avevo qualcosa in più. Nei primi giri ho cercato subito di imporre il mio passo rischiando anche un po’, ma ho visto che riuscivo a staccare gli altri e magari avrei gestito successivamente il vantaggio.  Invece è entrata la safety car che ha vanificato un po’ il tutto, però anche alla ripartenza sono riuscito a proteggermi alla prima staccata da Fumanelli. Sono ritornato sul mio passo di gara che mi ha permesso di mantenere un importante vantaggio. Dal box mi hanno fatto anche segno di abbassare il ritmo per non prendere rischi, ma ero talmente ispirato e divertito che ho spinto fino alla bandiera a scacchi.

Il tuo primo successo stagionale è arrivato proprio al Mugello, possiamo dire che è la tua pista preferita?

In Italia lo è senza ombra di dubbio! Detengo il record nella Porsche di 1’49”790 ottenuto lo scorso anno, proprio alla mia gara d’esordio. Penso che se fosse stato asciutto sarei riuscito a migliorarmi, perché abbiamo notato che le vetture sono ulteriormente migliorate. In definitiva posso dire che qui ho vinto con tutte le vetture con cui ho gareggiato nella mia carriera.

Sono tanti anni che prendi parte ai campionati Porsche, cosa ti lega a questo marchio?

La cosa che mi piace maggiormente è il format. Da sempre mi piacciono le gare sprint corpo a corpo, da quando sono passato al turismo mi sono trovato subito bene. In questo tipo di competizioni abbassi la visiera e parti sena fare calcoli o dover tenere conto delle strategie. Avendo preso parte anche a categorie endurance, in cui devi dividere la vettura con un compagno di squadra, alcune volte non puoi andare al cento per cento, devi preservare le gomme e c’è anche il rischio di non salire in macchina se qualcosa va storto durante lo stint che precede il tuo. Per ora mi sono specializzato in categorie che hanno questo tipo di format e punto al momento a rimanere in questo tipo di gare.

Oltre alla Casa di Stoccarda vanti un titolo importante nel Campionato Italiano Gran Turismo Super GT3 con la BMW M6 GT3, che ricordi hai di quell’anno?

È stata una stagione complicata perché la vettura era ancora in fase di sviluppo. BMW ci ha dato un grande aiuto, però allo stesso tempo anche noi grazie ai dati e risultati ottenuti sul campo abbiamo dato dei feedback importanti che hanno permesso di ridefinire il setup ed il bilanciamento della M6, che inizialmente non era ottimale. C’è stato davvero un grande lavoro di squadra, partendo dalla struttura guidata da Roberto Ravaglia all’esperienza preziosa del mio compagno di squadra Stefano Comandini, che mi ha aiuto molto. Siamo riusciti a vincere anche grazie al nostro Mugello, dove le vetture dell’Elica hanno davvero un passo in più. Nel complesso è stato un anno bellissimo, dove senza fare tanti calcoli abbiamo spinto sempre al massimo.

Hai esordito nella Formula Azzurra che hai vinto nel 2009, l’anno successivo sei passato in Formula 3 e poi alle ruote coperte da giovanissimo, cosa ti ha spinto a lasciare il mondo delle monoposto?

Come gran parte dei piloti italiani che vogliono emerge si prova nelle formule, poi se non si è supportati o si hanno importanti possibilità economiche si fa fatica ad andare avanti. Nel mio caso la scelta non è stata così forzata. Ho fatto una bella stagione in Formula 3 dopo aver gareggiato nella Formula azzurra, che aveva monoposto “old style”, non particolarmente aerodinamiche, ma veramente formative. Avrei potuto gareggiare ancora tra le ruote scoperte ma è arrivata la chiamata di Ravaglia che mi ha fatto provare la M3 Superstars ed è scattata la scintilla dopo il primo test di Adria, che mi ha portato a gareggiare a soli 17 anni nella serie di Flammini.

Adesso cosa c’è nel futuro di Alberto Cerqui?

Sicuramente l’obiettivo è quello di concretizzare il titolo nella Carrera Cup, sfumato nel 2013 di appena un punto. Se non sarà per quest’anno prima o poi il mio nome nell’albo d’oro della serie dovrà esserci!

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